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01 Maggio 2006
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Cultura

Gli scorci abituali mutano dopo l'intervento dei b-boy armati di bombolette spray. I luoghi di passaggio dei writer trasmettono una immagine polisemica, dotata di codici multipli e sovrapposti di elaborazione, così lo spazio fisico urbano viene interfacciato da un universo culturale di valore simbolico. I writer ricreano con i loro pezzi' delle zone dotate di un alto grado di riconoscibilità visiva e di una intrinseca vitalità identitaria ma che sono allo stesso tempo difficilmente catalogabili secondo le tipologie interpretative tradizionali. Con un ribaltamento delle consolidate posizioni di dominio, il processo di costruzione di senso passa dai centri di potere istituzionale, politico ed economico, alle periferie culturali, ovvero ad agenti in conflitto ideologico con essi. Non a caso, dunque, i destini dei b-boy spesso si sono intrecciati con quelli dei centri sociali occupati, da tempo terreno di praticabilità di una cultura-contro e prova tangibile di un diverso modo possibile di gestione della propria vita individuale e collettiva, lontana dalle logiche sociali imposte. L'ambiente vitale dei writer è la strada: il cemento dei muri di periferia e l'acciaio dei treni in sosta; la strada come risultante spaziale di un processo di autoesclusione significante; la strada come luogo del rigetto sì, ma progettuale, di determinati valori/disvalori condivisi e conseguentemente delle superfici su cui tali dinamiche (appunto superficiali e quindi pregiudizievoli) prendono vita. Su tali superfici, si sprigiona la vena artistica del writer. Un treno dipinto reca con sè dei contenuti che trascendono il dato visivo differente' per racchiudere i valori, i sentimenti, l'espressività di artisti non riconosciuti come tali e privi pertanto di sbocchi lavorativi validi e pertinenti ai propri interessi.
L'intervento è sulle chilometriche estensioni di cemento che abitano la città e sulle sue appendici cinetiche che sono i treni, contenitori di espressioni artistiche urbane e mezzo di diffusione di tali realizzazioni anche oltre gli stessi confini della città. Il treno rappresenta per un writer la galleria d'arte e allo stesso tempo un agente promozionale; dipingere su un treno vuol dire aggirare le pratiche pubblicitarie tradizionali, pur usandone canali simili (un pezzo' su un muro della città è sotto gli occhi di tutti esattamente come un'affissione pubblicitaria), per rendere visibili e pubbliche le opere. Il carattere dell'illegalità dell'evento ha una valenza fondamentale in quanto alimenta quella tensione creativa che spinge un writer ad infrangere le regole e a mettere a repentaglio la propria incolumità pur di portare a termine l'opera. Il fatto che tale attività continui ad essere largamente praticata e caratterizzata da un atteggiamento di sprezzo degli obiettivi pericoli e delle conseguenze (basti pensare alle multe sempre più salate inflitte ai writers oltre alle campagne di criminalizzazione nei loro confronti che non fanno differenze tra semplici vandali dediti a scrivere il proprio nome sui monumenti ed artisti in grado di creare qualcosa di impensabile armati di semplici bombolette spray), lascia intendere che vi sia una forte identificazione tra il b-boy e la sua cultura di riferimento, cioè l'hip-hop, e nel caso specifico l'aerosol art. Si tratta dunque di un insieme di norme non scritte ma vincolanti che formano una vera e propria deontologia professionale. Tanto l'eccessiva carica semplificatrice che non consideri le varie motivazioni e le aspettative che muovono un b-boy ad esprimersi, quanto l'incapacità soggettiva di cogliere un senso plausibile nell'immagine plurisignificante di un pezzo, sono l'esito di una ignoranza dei codici interpretativi necessari al riconoscimento del forte valore artistico e culturale alla base di un pezzo'. L'esistenza di un codice non scritto ma vincolante di comprensione per i pezzi, un codice che si basa sui presupposti culturali hip-hop di riferimento, preserva tale espressione grafica dalla volgarizzazione e dall'estinzione: fino a che non sarà largamente riconosciuto il senso al di là dei segni (e non è detto che questo accadrà mai) un pezzo' resterà un atto comunicativo anomalo nell'accezione più piena, ovvero «un atto che non ha paralleli nella comunicazione a voce e il cui consegnare un contenuto alla scrittura ha ancora il suo valore pieno» .
Nota bibliografica:
[1] Cardona, Giorgio Raimondo Antropologia della scrittura. Torino, Loescher, rist. 1999
Foto: Writers United - The story about WUFC di Bjorn Almqvist e Emil Hagelin, libro che narra la storia dei Writer United Football Club, una nota crew svedese dedita alla componente più estrema e discussa del writing e cioè il bombing, che consiste nel "bombardare" del proprio nome le superfici (prevalentemente della metropolitana).







