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24 Giugno 2006
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Editoriali
Il reggae è espressione di una sofferenza. è espressione della voglia di liberarsi da questa sofferenza. Da sempre è stato una cosa sola con le rivendicazioni sociali e contro il razzismo, il colonialismo e il fascismo. è sempre stato voglia d'amore, d'unione e libertà. Valori che Robert Nesta Marley ha voluto esprimere nelle sue canzoni cercando di far arrivare il suo messaggio oltre il popolo africano e oltre i soli oppressi dalla schiavitù colonizzatrice dell'epoca. Grazie a questo il reggae ha affrontato, consapevolmente o no, un processo che lo ha portato ad abbracciare la causa di tutti coloro che subiscono ingiustizie. Questa forma musicale si è allargata a macchia d'olio su tutti i continenti e non è più praticata solo dai neri giamaicani. Il concetto di riscoperta delle proprie radici non è più solo un concetto legato al popolo africano. Questo è quello che ha sempre voluto Marley ed è quello che fortunatamente è successo. Purtroppo affianco a questo percorso (che è stato naturalmente sempre ben accolto da centri sociali, organizzazioni e le realtà più diverse) c'è qualcuno, come Buju Banton che si radicalizza (e ridicolizza!!) e fa di concetti omofobici il suo messaggio da portare sui palchi di mezzo mondo. In una delle sue canzoni Banton recita così: "Spariamo alla loro testa, versiamo sul loro corpo dell'acido e diamogli fuoco, lasciamoli bruciare come fossero dei vecchi copertoni". Ad aggravare la sua posizione c'è stata anche una denuncia per aver partecipato ad un'aggressione nei confronti di un ragazzo gay a Kingston (Giamaica), il 24 giugno 2004. Da poco è arrivata la notizia dell'assoluzione del cantante per inattendibilità dei testimoni!! Bisogna aggiungere, infatti, che in Giamaica il semplice fatto d'essere omosessuale ed esprimerlo liberamente può portare ad una pena di 10 anni di carcere. L'assoluzione di Banton non è altro che l'ennesima inconsiderazione della condizione degli omosessuali nello stato giamaicano. Questa situazione non può essere accettata. Ascoltando questa bellissima musica che è il reggae, non bisogna solo ballare e danzare sui forti giri di basso. Bisogna ascoltare quello che soggetti come il sign. Banton vogliono tentare di far passare attraverso l'indifferenza generale. Boicottare i concerti che vedono la presenza di artisti del genere o fare in modo che ritrattino o rinneghino questi concetti sono solo alcuni dei tanti modi che abbiamo per risolvere il problema. Per questo è iniziata una campagna di boicottaggio, promossa dal centro sociale autogestito La Torre e Radio Onda Rossa, che invita tutte e tutti a disertare il concerto di Buju Banton all'evento organizzato a Villa Ada; "Roma incontra il Mondo". Molte realtà hanno aderito all'appello e tutti vorrebbero che il concerto fosse cancellato. La manifestazione di "Roma incontra il Mondo" è ben organizzata e permette di ascoltare dei buoni concerti (come quello di Burning Speare previsto per il 6 luglio) e non sembra essere indifferente alla questione dei diritti umani, tanto da promuovere anche il boicottaggio della Coca-Cola. Quando però viene invitata a suonare gente come Buju Banton il disaccordo è totale. E allora boicottiamo questo/i concerto/i, aderiamo all'appello e soprattutto non facciamo mai passare questo tipo di messaggi che non appartengono a un mondo civile e multiculturale. Il 28 giugno andiamo al c.s.a. La Torre ad ascoltare il vero reggae, quello romano del Baracca Sound. L'anno scorso il boicottaggio è riuscito a far annullare il concerto di Sizzla, altro cantante omofobo. A quanto pare gli organizzatori di questo evento dimostrano ancora una volta il loro più totale disinteresse per questo problema.







